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GORIZIA-NOVA GORICA: UNA CITTÀ UNITA E UNICA
Un Castello sulla gorica
e una Contea Principesca degli Asburgo
Il nome “Gorizia” deriva dallo sloveno “gorica”, “piccola gora”, “piccola montagna”, con riferimento al colle su cui sorge il Castello da un millennio.
Già agli inizi del XII secolo era questo il cuore della Contea di Gorizia, feudo del Sacro Romano Impero staccatosi dal Patriarcato d’Aquileia e giunto alla massima espansione nel XIII secolo, con domini dal Tirolo alla Marca Trevigiana.
Con la morte senza eredi del Conte Leonardo di Lurngau, nel 1500 la Contea passò sotto il comando diretto degli Asburgo, arciduchi d’Austria, rimanendovi, tranne brevi parentesi, per quattro secoli: fu Contea Principesca di Gorizia e Gradisca dal 1754 al 1919, quando il Goriziano fu annesso all’Italia. Una plurisecolare continuità che ha plasmato il genius loci di questo territorio.
Dopo le distruzioni della Prima guerra mondiale, che avevano pesantemente colpito anche molte case del Borgo dentro le mura, il Castello fu riportato con un “restauro filologico” alle forme medioevali cancellate dalle ingiurie del tempo.
Alle pendici del Castello e del Borgo fortificato si raggrumano i ricordi della città bassa medioevale: piazza Cavour, con le sue colorate case porticate e a sporti.
Il discosto duomo-cattedrale dei Santi Ilario e Taziano, che dentro un involucro barocco custodisce la cappella tardogotica di Sant’Acazio.
La silenziosa via Rastello, che odora di antichi commerci e cela profondi androni a volte ribassate densi di Medioevo. Il suo nome ricorda il rastello (cancello) che la separava dal Travnik, il prato dove cominciava il contado e su cui sarebbe sorta la barocca piazza Grande, poi diventata piazza della Vittoria.
L’Aquila bicipite che sovrasta la Porta Leopoldina all’ingresso del Borgo Castello testimonia la plurisecolare dominazione degli Asburgo a Gorizia.
Il Leone di San Marco posto all’ingresso del Castello è un ricordo originale del brevissimo dominio della Serenissima (1508-1509). Fu lì collocato come simbolo di “italianità” solo con la ricostruzione post-bellica, quando Gorizia era stata annessa all’Italia.
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